Nuova cura per sclerosi e distrofie

Tizio Caio at Sempronio.it
Wed Dec 3 06:43:39 EST 2003


NUOVA CURA PER SCLEROSI E DISTROFIE

NOTA: La terapia descritta in questo articolo può essere eseguita
contemporaneamente alle altre.

LA SCLEROSI MULTIPLA E' UNA MALATTIA AUTOIMMUNE:

---Da enciclopedia---
La sclerosi multipla trova la sua origine in una errata risposta immunitaria
dell'organismo, che si scatena a danno della guaina mielinica che riveste le
fibre nervose; per tale motivo, è compresa nel gruppo delle malattie
autoimmuni. La mielina ha una funzione isolante e permette la rapida
propagazione dell'impulso nervoso. La sua degradazione (demielinizzazione)
determina il rapido esaurirsi dell'impulso nervoso lungo la fibra nervosa,
quindi la mancata propagazione dei segnali alle varie parti del corpo; ne
derivano vari disturbi neurologici.
------Fine-----------

Tutte le cellule del corpo umano hanno sulla loro superficie come un marchio
(antigene leucocitario umano) che permette al sistema immunitario di
riconoscerle come appartenenti all'organismo a differenza di altri corpi
estranei (batteri, virus, cellule di organi trapiantati, a volte alcune
sostanze alimentari se uno ne e allergico) che hanno anche loro un marchio
cioe l'antigene ma non è quello giusto. Quando i leucociti (che sarebbero i
globuli bianchi) vengono a contatto con un qualsiasi corpo estraneo, leggono
il marchio e se non è quello giusto distruggono quel corpo (che può essere
anche una cellula magari quella di cui è composta la guaina mielinica).
Quindi se nella sclerosi multipla il danno è causato dal sistema immunitario
che distrugge le cellule di cui è composta la guaina mielinica, si può
ipotizzare che tali cellule hanno un antigene leucocitario umano (HLA)
diverso da quello di tutte le altre cellule dell'organismo; Quindi queste
cellule vengono riconoscute come corpo estraneo da distruggere:

---Da enciclopedia---
Quando i linfociti T vengono a contatto con un agente o un tessuto in cui
non vi è presenza delle stesse molecole di HLA, essi la riconoscono come
estranea (non-self) e scatenano quindi la risposta del sistema immunitario.
In condizioni patologiche, cellule dell'organismo stesso possono essere
identificate come non-self dal complesso MCH, che innesca contro di esse la
difesa immunitaria: in tal caso, si parla di malattie autoimmuni.
-----Fine-----------

LE DISTROFIE SONO MALATTIE AUTOIMMUNI:

Queste che ora seguiranno, sono le argomentazioni a favore delle ipotesi
sostenenti che anche i vari tipi di distrofie sono causate dal sistema
immunitario che distrugge le cellule dei tessuti; In particolare le ipotesi
sostenenti che la leucodistrofia è una malattia autoimmune e può non essere
causata dalla carenza di enzimi presenti nei lisosomi:


---Da enciclopedia---
Per la loro funzione di eliminazione dalla cellula di sostanze o elementi
potenzialmente dannosi, i lisosomi rivestono un ruolo essenziale per
l'integrità della cellula. Di conseguenza, la carenza di uno o più enzimi in
essi contenuti, causata da patologie spesso ereditarie, determina il
fenomeno della tesaurismosi, cioè l'accumulo di sostanze nella cellula e
l'insorgenza di gravi squilibri metabolici. Sono dovute a questo processo
patologie come la malattia di Tay-Sachs, la leucodistrofia metacromatica, la
sindrome di Fabry e la gangliosidosi.
[....]
Tesaurismosi: Fenomeno patologico caratterizzato dall'accumulo
nell'organismo di una determinata sostanza; esso è generalmente a causato
dalla carenza congenita di uno o più enzimi specifici e, di conseguenza, dal
difettoso svolgimento dei processi metabolici in cui quella sostanza è
coinvolta. L'accumulo delle sostanze avviene nelle cellule a livello dei
lisosomi; questi organuli, normalmente deputati all'immagazzinamento di
sostanze, a causa dell'abnorme accumulo di sostanza si rigonfiano in modo
caratteristico.
-----Fine------------

La tesaurismosi, cioè l'accumulo di sostanze nelle cellule dei pazienti
affetti da leucodistrofia può non essere causata dalla carenza di uno o più
enzimi presenti nei lisosomi ma dall'eccessiva quantità di sostanze che
devono essere degradate nei lisosomi. Infatti in entrambi i casi si
verificherebbe l'accumulo di sostanze nella cellula e il caratteristico
rigonfiamento dei lisosomi causato dell'abnorme accumulo di sostanza.

La causa dell'eccessiva quantità di sostanza che deve essere degradata nei
lisosomi può essere imputabile a questo fenomeno:

Il sistema immunitario del paziente non riconosce l'antigene posseduto dalle
cellule colpite da distrofia e uccide queste cellule, tali cellule prima di
morire attivano il processo di apoptosi per facilitare la loro eliminazione,
successivamente la cellula si frammenta in vescicole dette corpi apoptotici
che sono rapidamente fagocitate e digerite dalle cellule vicine, che per
accumulare tutti quei lipidi si trasformano in cellule adipose (anch'esse
dotate di antigene non riconosciuto dall'organismo).

---Da un sito internet---
La maggior parte, se non tutte le cellule hanno la capacità di
auto-distruggersi mediante l'attivazione di un programma di suicidio
[...]
Questo programma suicida prende il nome di apoptosi o morte cellulare
programmata.
[...]
A livello citologico, l'apoptosi si manifesta con una condensazione del
nucleo e del citoplasma. Successivamente, la cellula si frammenta in
vescicole, dette corpi apoptotici, che sono rapidamente fagocitate e
digerite dai macrofagi o da cellule vicine.
---Fine------------------

---Da enciclopedia---
Nella distrofia muscolare ipertrofica la muscolatura dei polpacci degenerata
viene sostituita da tessuto adiposo e tessuto connettivo (fenomeno detto
pseudoipertrofia).
[...]
Tessuto adiposo: Tessuto caratterizzato da cellule adipose (adipociti),
ossia da cellule contenenti accumuli di lipidi.
---Fine--------------

Inoltre vi è quest'altro indizio: Il fatto che l'HIV possa causare un tipo
di distrofia; L'ipotesi è che il virus dell'aids mutando di continuo i suoi
antigeni capiti che ne arrivi a possedere uno simile o uguale a quello
posseduto dalle cellule che vengono poi colpite dalla lipodistrofia
HIV-associata. Quindi questa nuova terapia per le sclerosi funzionerebbe
anche per i malati di distrofia.


DESCRIZIONE TERAPIA PER SCLEROSI E DISTROFIE (Vecchia versione):

Ottenere, mediante diversi salassi distanziati nel tempo, un notevole volume
di sangue del malato; Eseguire su questo sangue in vitro (quindi fuori
dall'organismo) un trattamento di desensibilizzazione per le allergie usando
cellule di cui è composta la guaina mielinica (vive) come allergene,
precedentemente prelevate mediante biopsia dal corpo del malato e coltivate
in vitro; E (se si ottiene la desensibilizzazione) reimmettere il sangue
così trattato nel corpo del paziente, con lo scopo di diminuire il numero di
linfociti che attaccano le cellule delle guaine mieliniche e permettere a
queste di ricostruirsi. Nel caso di una distrofia vanno usate non le cellule
di cui è composta la guaina mielinica ma le cellule dei tessuti colpiti
dalla distrofia.

Nel caso che il trattamento di desensibilizzazione fuori dall'organismo
fosse impossibile da realizzare per problemi tecnici, si può ricorrere a
quest'altro metodo:

DESCRIZIONE TERAPIA PER SCLEROSI E DISTROFIE (Nuova versione):
Si preleva un certo volume di sangue del malato e si tengono in vita ed in
attività le cellule del sistema immunitario (i linfociti); Questi linfociti,
trovandosi fuori dall'organismo e quindi lontano dalle cellule delle guaine
mieliniche non potrebbero più incontrare gli antigeni HLA (estranei
all'organismo) da esse posseduti e che sono la causa della risposta
immunitaria; Passato un certo periodo di tempo questi linfociti saranno
pronti, una volta reintrodotti nell'organismo del paziente a "comunicare al
sistema immunitario che l'antigene è stato completamente eliminato",
innescando i meccanismi autoregolatori di soppressione che interrompono la
risposta immunitaria. Nell'organismo rimarrebbero però linfociti che vengono
sempre con una certa frequenza in contatto con le cellule delle guaine
mieliniche dotate di HLA estraneo, quindi il trattamento va ripetuto. E'
possibile che in questo modo si possa ottenere lo stesso una
desensibilizzazione perchè la fase in cui i linfociti comunicano al sistema
immunitario che l'antigene è stato completamente eliminato innescando i
meccanismi autoregolatori di soppressione che interrompono la risposta
immunitaria, è una delle fasi necessarie nel trattamento di
desensibilizzazione per le allergie per ottenere una progressiva
desensibilizzazione.

La diminuzione del numero dei linfociti che attaccano le cellule delle
guaine mieliniche darebbero il tempo a queste di aumentare di numero e di
ricostruire la guaine mieliniche distrutte. Le cellule delle guaine
mieliniche continuerebbero ad essere fabbricate con HLA estraneo
all'organismo ma non verrebbero più considerate dal sistema immunitario come
agenti patogeni ma come sostanze innocue.


IPOTESI SULLE QUALI SI BASA QUESTA TERAPIA:

Prelevando un certo volume di sangue del malato e tenendo in vita ed in
attività i linfociti, questi, trovandosi fuori dall'organismo e quindi
lontano dalle cellule interessate dalle patologie autoimmuni (cioè le
cellule colpite, distrutte dai linfociti t-killer e dagli anticorpi), tali
linfociti (i T-helper e i T-suppressor) non potrebbero più incontrare gli
antigeni HLA (estranei all'organismo) posseduti dalle cellule colpite dal
sistema immunitario del paziente; Ed ecco che cosa accadrebbe:

Se i linfociti (i T-helper e i T-suppressor) continuano con una certa
frequenza a incontrare lo stesso antigene che ha causato la risposta
immunitaria, ciò significa che l'antigene è ancora presente e la risposta
immunitaria deve continuare; Se invece i linfociti non incontrano più lo
stesso antigene che ha causato la risposta immunitaria ciò significa che
l'antigene non è più presente nell'organismo, è stato completamente
eliminato e la risposta immunitaria deve cessare. Questo pare l'unico modo
che ha l'organismo per stabilire quando l'antigene estraneo è stato
completamente distrutto ed iniziare la fase di soppressione della risposta
immunitaria.

Quindi nel caso dell'immunità mediata da cellule i linfociti T-suppressor
dopo un certo periodo di tempo durante il quale non hanno più incontrato
l'antigene che ha causato la risposta immunitaria, innescheranno i
meccanismi autoregolatori di soppressione che interrompono la risposta
immunitaria e che sono in parte controllati dalle citochine le quali vanno
anch'esse ritrasfuse nel paziente assieme ai linfociti:

----Da enciclopedia------
Dopo la eliminazione dell'agente patogeno, entrano, quindi, in gioco
meccanismi autoregolatori di soppressione che interrompono la risposta
immunitaria e che sono in parte controllati dalle citochine. Una volta che
l'antigene è stato distrutto, il sistema immunitario viene preparato a
rispondere in modo più efficace a un'eventuale nuova invasione da parte
dello stesso microrganismo.
--------Fine-------------

Inoltre anche i linfociti T-helper non stimoleranno più la fabbricazione di
linfociti t-killer specifici per distruggere le cellule che posseggono gli
antigeni rilevati dai linfociti T-helper:

---Da libro, stampato nel 1992-----
Oltre alle cellule T citolitiche, si conoscono altri due tipi funzionali di
cellule T. I membri di un gruppo, detti anche cellule T <<helper>> (che
aiutano), sono necessari per l'attivazione sia delle cellule B che delle
cellule T citolitiche. I membri dell'altro gruppo, cellule T <<suppressor>>
(che reprimono), moderano l'attivita delle cellule B e di altre cellule T,
inibendo il loro differenziamento o la loro moltiplicazione o entrambi i
processi.
--------Fine-------------

L'ipotesi su cui si basa questa terapia è questa:

---Ipotesi---
Per ottenere una tolleranza ad un allergene occorre che venga somministrato
dapprima in dosi minime e poi in dosi sempre maggiori, via via che
diminuisce la sensibilità. Tra una somministrazione e l'altra occorre dare
il tempo al sistema immunitario di neutralizzare completamente l'allergene
inoculato. Quindi se si aumenta di colpo la quantità di allergene con cui il
sistema immunitario viene in contatto senza dare il tempo al sistema
immunitario di neutralizzare completamente l'allergene, l'intensità della
risposta immunitaria aumenterebbe. Questo meccanismo di regolazione è il
medesimo adottato dall'organismo sia per gli allergeni sia per le cellule di
altri tessuti non compatibili (anche se con immunoglobuline di diverso
tipo).
---Fine------

Con la terapia descritta in questo messaggio si dovrebbe ottenere una
completa desensibilizzazione perchè la fase in cui i linfociti comunicano al
sistema immunitario che l'antigene è stato completamente eliminato
innescando i meccanismi autoregolatori di soppressione che interrompono la
risposta immunitaria, è una delle fasi necessarie nel trattamento di
desensibilizzazione per le allergie per ottenere una progressiva
desensibilizzazione:

---Da enciclopedia---
In altri casi, è possibile ottenere una desensibilizzazione (cioè rendere il
paziente capace di tollerare l'antigene senza reagirvi), eseguendo iniezioni
sottocutanee, di solito effettuate a livello delle braccia di quella stessa
sostanza, dapprima in dosi minime e poi in dosi sempre maggiori, via via che
diminuisce la sensibilità.
-----Fine-----------

Cio che probabilmente avviene nel trattamento di desensibilizzazione per le
allergie è che le "cellule della memoria" che si differenziano dai linfociti
B, memorizzano non solo i tipi di antigeni che hanno innescato la risposta
immunitaria ma anche la "difficoltà" occorsa per eliminare completamente
dall'organismo tale antigene (può trattarsi della frequenza con la quale i
linfociti hanno rilevato sempre lo stesso tipo di antigene).

Quando i linfociti, mantenuti per un determinato periodo di tempo in vita ed
in attività fuori dall'organismo del paziente, verranno ritrasfusi, e
verranno nuovamente in contatto con gli antigeni estranei posseduti dalle
cellule delle guanie mieliniche, riscateneranno un'altra risposta
autoimmunitaria ma meno intensa della precedente, propio come accade nel
trattamento di desensibilizzazione per le allergie; Continuando in questo
modo la risposta immunitaria dovrebbe diminuire progressivamente sino a
cessare del tutto:

---Da enciclopedia---
In altri casi, è possibile ottenere una desensibilizzazione (cioè rendere il
paziente capace di tollerare l'antigene senza reagirvi), eseguendo iniezioni
sottocutanee, di solito effettuate a livello delle braccia di quella stessa
sostanza, dapprima in dosi minime e poi in dosi sempre maggiori, via via che
diminuisce la sensibilità.
-----Fine-----------






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