Nuove terapie

Tizio Caio at Sempronio.it
Tue Dec 23 12:53:27 EST 2003


Nuove terapie

CURA PER TUTTE LE MALATTIE AUTOIMMUNI, IL TRATTAMENTO DI DESENSIBILIZZAZIONE
IN VITRO
Si preleva un certo volume di sangue del malato e si tengono in vita ed in
attività le cellule del sistema immunitario (i linfociti); Questi linfociti,
trovandosi fuori dall'organismo e quindi lontano dalle cellule o dai
neurotrasmettitori interessati dalle patologie autoimmuni, non potrebbero
più incontrare gli antigeni HLA (estranei all'organismo) posseduti da tali
cellule o i neurotrasmettitori che sono causa della risposta immunitaria;
Passato un certo periodo di tempo questi linfociti saranno pronti, una volta
reintrodotti nell'organismo del paziente a "comunicare al sistema
immunitario che l'antigene è stato completamente eliminato", innescando i
meccanismi autoregolatori di soppressione che interrompono la risposta
immunitaria. Nell'organismo rimarrebbero però linfociti che vengono sempre
con una certa frequenza in contatto con le cellule dotate di HLA estraneo o
con i neurotrasmettitori non più riconosciuti innocui, quindi il trattamento
va ripetuto. E' possibile che in questo modo si possa ottenere lo stesso una
desensibilizzazione perchè la fase in cui i linfociti comunicano al sistema
immunitario che l'antigene è stato completamente eliminato innescando i
meccanismi autoregolatori di soppressione che interrompono la risposta
immunitaria, è una delle fasi necessarie nel trattamento di
desensibilizzazione per le allergie per ottenere una progressiva
desensibilizzazione.


IL MORBO DI PARKINSON E' UNA MALATTIA AUTOIMMUNE
Il fatto che la malattia di Parkinson sia un disturbo degenerativo cronico
che interessa prevalentemente una piccola parte del sistema nervoso, che
l'esordio nella forma tipica è unilaterale e solo in un secondo tempo la
sintomatologia si presenterà anche nell'altro lato dell'encefalo, che si
verifica una perdita solo di alcuni neuroni e non di altri, sembra indicare
che sia coinvolto il sistema immunitario del paziente, perchè ciò che
caratterizza i neuroni produttori di dopamina che vengono persi nella
piccola parte del Sistema Nervoso interessata, e soprattutto, ciò che
caratterizza i neuroni produttori di dopamina che vengono persi in un primo
tempo in un solo lato dell'encefalo ma non nell'altro è l'antigene HLA
possetuto da tali cellule. Quindi è ragionevole ipotizzare che la malattia
di Parkinson sia causata, nella sua forma tipica, dal sistema immunitaro che
distrugge tali cellule, e quindi occorre sperimentare nei pazienti affetti
da tale patologia il trattamento di desensibilizzazione in vitro (su
descritto). Se la malattia di Parkinson è una malattia autoimmune, questa
terapia dovrebbe far cessare la perdita selettiva dei neuroni produttori di
dopamina.


---Da un sito internet---
Una equipe di ricercatori alla Università Northwestern negli Stati Uniti ha
scoperto che il comportamento anormale dei neuroni dopaminergici nella
malattia di Parkinson è dovuto alla disfunzione di un particolare canale per
il potassio che determina attività elettrica anormale.
Canali per il potassio esistono in tutti i neuroni e regolano il loro
potenziale elettrico. Gli studi di questi ricercatori mostrano che i canali
in questione sono anormali e presenti quasi esclusivamente nella zona
interessata dalla malattia di Parkinson.
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IPOTESI: La disfunzione del particolare canale per il potassio scoperta
dall'equipe di ricercatori, può essere causata o da qualsiasi sostanza
tossica per la cellula o dal sistema immunitario del paziente (dai linfociti
t-killer) che causando una serie di danni irreversibili nei neuroni
interessati, tra cui La disfunzione del canale per il potassio, causerebbe
la morte del neurone.

---Da un sito internet---
E' stato stabilito che l'infiammazione riveste un ruolo fondamentale nei
processi neurodegenerativi ed indagini epidemiologiche hanno messo in luce
un nesso tra consumo regolare di antiinfiammatori non steroidei (i
cosiddetti FANS) e protezione dalla malattia di Parkinson.
---Fine------------------


IPOTESI: Il fatto che le indagini epidemiologiche hanno messo in luce un
nesso tra consumo regolare di antinfiammatori non steroidei (i cosiddetti
FANS) e protezione dalla malattia di Parkinson, può essere spiegato in
questo modo:

---Da enciclopedia----
I FANS agiscono sull'organismo inibendo la sintesi delle prostaglandine,
[....]
Le prostaglandine favoriscono anche l'insorgere di stati infiammatori,
quindi i farmaci che inibiscono la sintesi delle prostaglandine sono
efficaci contro malattie caratterizzate da infiammazione, come l'artrite.
[....]
L'artrite reumatoide, o poliartrite cronica primaria, rappresenta la forma
di artrite più grave, dolorosa e potenzialmente invalidante. Questa
patologia, diffusa in tutto il mondo, è una malattia autoimmune
[....]
Infiammazione Fenomeno che si verifica in una determinata parte
dell'organismo come risposta alla presenza di agenti patogeni, come batteri,
parassiti e particelle estranee.
[....]
I FANS sono composti che, nel trattamento di forme infiammatorie, possono
essere impiegati in alternativa ai corticosteroidi.
[....]
Per la cura delle malattie autoimmuni al momento attuale non esiste ancora
alcuna cura definitiva. Talvolta alle persone portatrici di tali patologie,
vengono somministrate terapie sintomatiche, mirate cioè ad alleviare i
principali disturbi ma che non portano non migliorano il decorso della
malattia. Tra i farmaci più impiegati a questo scopo, vi sono alcuni
corticosteroidi, che tuttavia sopprimono in modo generico e aspecifico tutte
le risposte del sistema immunitario,
----Fine------------

Quindi i FANS e i corticosteroidi che vengono impiegati nelle forme
infiammatorie, hanno anche l'effetto di sopprimere in modo generico e
aspecifico tutte le risposte del sistema immunitario. Si spiega in tal modo
perchè le indagini epidemiologiche hanno messo in luce un nesso tra consumo
regolare di antinfiammatori non steroidei (i cosiddetti FANS) e protezione
dalla malattia di Parkinson, ed è una prova a favore dell'ipotesi che il
Parkinson sia una malattia autoimmune.


ALTRA PROVA CHE IL PARKINSON E' UNA MALATTIA AUTOIMMUNE:

---Da Enciclopedia---
Se assunti in dosi singole, I FANS esplicano soprattutto un'azione
antidolorifica; una terapia continuativa a base di questi farmaci ha anche
effetti antinfiammatori. I FANS, dunque, tra i quali sono particolamente
diffusi l'acido acetilsalicilico, il paracetamolo e l'ibuprofen, trovano
impiego nel trattamento della febbre e di
[...]
L'utilizzo di acido acetilsalicilico come farmaco antifebbrile, soprattutto
nei bambini, sembra essere associato all'insorgenza della sindrome di Reye
[...]
Sindrome di Reye Condizione patologica caratterizzata da encefalopatia acuta
(cioè infezione al cervello) e steatosi (cioè un eccessivo accumulo di
lipidi nelle cellule) del fegato, del pancreas, del cuore e dei reni. Si
manifesta nei bambini o comunque in soggetti al di sotto dei 15 anni di età,
in genere sei giorni dopo una malattia virale acuta. I suoi primi sintomi
comprendono nausea, vomito, agitazione, convulsioni. Essa può sfociare nel
coma e condurre alla morte (la percentuale dei decessi è l'80% dei
pazienti).  Pur essendo sconosciuta una precisa causa, da studi
epidemiologici è emersa una significativa associazione tra la comparsa della
sindrome e l'assunzione di acido acetilsalicilico, utilizzato per alleviare
i disturbi connessi con malattie virali di varia natura. Per prevenirla è
necessario raccomandare ai genitori di non somministrare acido
acetilsalicilico come farmaco antipiretico (cioè antifebbrile) in occasione
di malattie virali che colpiscano i figli minori di 15 anni.
---Fine--------


IPOTESI: Il fatto che da studi epidemiologici è emersa una significativa
associazione tra la comparsa della sindrome di Reye e l'assunzione di acido
acetilsalicilico, è la dimostrazione che i FANS, hanno anche l'effetto di
sopprimere in modo generico e aspecifico tutte le risposte del sistema
immunitario, la lieve diminuzione della risposta immunitaria favorisce la
comparsa dell'encefalopatia acuta (infezione da virus). E siccome le
indagini epidemiologiche hanno messo in luce un nesso tra consumo regolare
di antinfiammatori non steroidei (i cosiddetti FANS) e protezione dalla
malattia di Parkinson, ciò è una prova a favore dell'ipotesi che il
Parkinson sia una malattia autoimmune:

---Da un sito internet---
E' stato stabilito che l'infiammazione riveste un ruolo fondamentale nei
processi neurodegenerativi ed indagini epidemiologiche hanno messo in luce
un nesso tra consumo regolare di antiinfiammatori non steroidei (i
cosiddetti FANS) e protezione dalla malattia di Parkinson.
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LA COREA DI HUNTINGTON E' UNA MALATTIA AUTOIMMUNE
Per il fatto che, fino agli anni Cinquanta la còrea di Sydenham si
presentava in concomitanza con quasi il 50% dei casi di febbre reumatica ciò
avvalora l'ipotesi che si tratti di una malattia autoimmune, e infatti si
ritiene che questa patologia sia causata da anticorpi diretti contro una
zona di cellule nervose alla base del cervello. La còrea di Sydenham non è
un problema, in genere la guarigione avviene in modo spontaneo e completo,
richiede circa tre mesi di riposo fisico e mentale, e una terapia
antibiotica della febbre reumatica nei casi in cui vi è concomitanza delle
due patologie. Quella che invece interessa è la còrea di Huntington perchè
porta una progressiva perdita delle facoltà mentali a causa della
degenerazione del tessuto nervoso e conduce alla morte entro 15-20 anni.

ARGOMENTAZIONI A FAVORE DELL'IPOTESI CHE LA COREA DI HUNTINGTON SIA UNA
MALATTIA AUTOIMMUNE:
Per il fatto che la còrea di Huntington presenta alcune manifestazioni
cliniche tipiche della còrea di Sydenham: Movimenti spasmodici non
finalizzati e involontari di tutto il corpo e ipotonia muscolare, già induce
a ipotizzare che anche la còrea di Huntington sia una malattia autoimmune
come la còrea di Sydenham. La còrea di Huntington è una rara malattia
ereditaria, causata da un gene, anche la sclerosi multipla è una rara
malattia ereditaria causata da un gene ed è una malattia autoimmune:

---Da encicl----
La sclerosi multipla trova la sua origine in una errata risposta immunitaria
dell'organismo, che si scatena a danno della guaina mielinica che riveste le
fibre nervose; per tale motivo, è compresa nel gruppo delle malattie
autoimmuni.
[......]
Le ricerche sulla sclerosi multipla hanno evidenziato che vi è una
componente genetica nella sua insorgenza. Risultano coinvolti, in
particolare, i geni localizzati sul cromosoma 6, che controllano le
caratteristiche degli antigeni HLA
---Fine---------

Vi è una necrosi delle cellule cerebrali di una particolare regione del
cervello, e ciò che caratterizza alcuni neuroni da altri del tessuto nervoso
è l'antigene HLA posseduto da tali cellule, è quindi ragionevole ipotizzare
che la còrea di Huntington sia causata dal sistema immunitario che distrugge
tali cellule, e quindi occorre sperimentare nei pazienti affetti da tale
patologia il trattamento di desensibilizzazione in vitro (su descritto). Se
la còrea di Huntington è una malattia autoimmune, questa terapia dovrebbe
far cessare la perdita selettiva dei neuroni di quella particolare regione
del cervello.


LA NARCOLESSIA E' UNA MALATTIA AUTOIMMUNE

---Da libro stampato nel 1996---
Per quanto la vera causa della narcolessia rimanga ancora sconosciuta, si è
capito che il danno si produce a livello dei sistemi di regolazione del
periodo REM. E ci sono abbondanti prove che questa malattia sia associata a
un fattore genetico. Secondo un'ipotesi, il danno sarebbe dovuto a un
meccanismo auto-immunitario: cioè l'organismo, reagendo per esempio contro
un'infezione virale, provocherebbe lesioni anche in una parte del cervello
che regola la fase REM. Tuttavia non si tratta di una malattia ereditaria in
senso stretto: esiste una correlazione con i parenti di primo grado, ma
molto bassa. Studi su gemelli identici mostrano che uno solo dei due gemelli
può diventare narcolettico, l'altro no. E' una malattia, cioè,
<<multifattoriale>>: esiste una predisposizione genetica sulla quale però
giocano anche fattori ambientali.
[....]
Un paziente racconta che, quand'era ragazzo, nel giro di due anni gli
apparvero gradualmente tutti i sintomi: cataplessia, allucinazioni,
paralisi.
----Fine-----

IPOTESI: Se l'ipotesi che il danno sarebbe dovuto a un meccanismo
auto-immunitario è esatta, e basandosi sul racconto del paziente, se ne
deduce che occorrono circa due anni dalla comparsa dei primi sintomi, prima
che la zona del cervello che regola la fase REM subisca danni permanenti
tali da determinare la comparsa di tutti i sintomi della malattia. Se prima
del termine di questo periodo di tempo, durane il quale il sistema
immunitario distrugge i neuroni che compongono l'area del tessuto cerebrale
interessata dalla patologia, il paziente si sottoponesse al trattamento di
desensibilizzazione in vitro (su descritto), sarebbe possibile far cessare
la perdita di neuroni nella zona del cervello che regola la fase REM, e
limitare i danni causati da tale patologia, che poi permaneranno per tutta
la vita.







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