Nuova cura per tutte le malattie autoimmuni, il trattamento di desensibilizzazione in vitro

Tizio Caio at Sempronio.it
Sun Nov 16 08:59:17 EST 2003


NUOVA CURA PER TUTTE LE MALATTIE AUTOIMMUNI, IL TRATTAMENTO DI
DESENSIBILIZZAZIONE IN VITRO


Si preleva un certo volume di sangue del malato e si tengono in vita ed in
attività le cellule del sistema immunitario (i linfociti); Questi linfociti,
trovandosi fuori dall'organismo e quindi lontano dalle cellule o dai
neurotrasmettitori interessati dalle patologie autoimmuni, non potrebbero
più incontrare gli antigeni HLA (estranei all'organismo) posseduti da tali
cellule o i neurotrasmettitori che sono causa della risposta immunitaria;
Passato un certo periodo di tempo questi linfociti saranno pronti, una volta
reintrodotti nell'organismo del paziente a "comunicare al sistema
immunitario che l'antigene è stato completamente eliminato", innescando i
meccanismi autoregolatori di soppressione che interrompono la risposta
immunitaria. Nell'organismo rimarrebbero però linfociti che vengono sempre
con una certa frequenza in contatto con le cellule dotate di HLA estraneo o
con i neurotrasmettitori non più riconosciuti innocui, quindi il trattamento
va ripetuto. E' possibile che in questo modo si possa ottenere lo stesso una
desensibilizzazione perchè la fase in cui i linfociti comunicano al sistema
immunitario che l'antigene è stato completamente eliminato innescando i
meccanismi autoregolatori di soppressione che interrompono la risposta
immunitaria, è una delle fasi necessarie nel trattamento di
desensibilizzazione per le allergie per ottenere una progressiva
desensibilizzazione.


MALATTIE RICONOSCIUTE UFFICIALMENTE COME AUTOIMMUNI:
Allergie (Raffreddore da fieno, orticaria, intolleranze alimentari),
reazioni immunitarie di rigetto, Lupus eritematoso sistemico, artrite
reumatoide, spondilite anchilosante, porpora trobocitopenica, Sindrome di
Guillain Barré, sclerodermia, dermatomiosite, morbo di Addison, diabete
mellito di tipo I, la tiroidite di Hashimoto, alcune forme di anemia,
miastenia grave, colite ulcerosa, Morbo di Crohn (alcuni casi), sclerosi
multipla.


IPOTESI SULLE QUALI SI BASA IL TRATTAMENTO DI DESENSIBILIZZAZIONE IN VITRO:
Prelevando un certo volume di sangue del malato e tenendo in vita ed in
attività i linfociti, questi, trovandosi fuori dall'organismo e quindi
lontano dalle cellule interessate dalle patologie autoimmuni (cioè le
cellule colpite, distrutte dai linfociti t-killer e dagli anticorpi), tali
linfociti (i T-helper e i T-suppressor) non potrebbero più incontrare gli
antigeni HLA (estranei all'organismo) posseduti dalle cellule colpite dal
sistema immunitario del paziente; Ed ecco che cosa accadrebbe:

Se i linfociti (i T-helper e i T-suppressor) continuano con una certa
frequenza a incontrare lo stesso antigene che ha causato la risposta
immunitaria, ciò significa che l'antigene è ancora presente e la risposta
immunitaria deve continuare; Se invece i linfociti non incontrano più lo
stesso antigene che ha causato la risposta immunitaria ciò significa che
l'antigene non è più presente nell'organismo, è stato completamente
eliminato e la risposta immunitaria deve cessare. Questo pare l'unico modo
che ha l'organismo per stabilire quando l'antigene estraneo è stato
completamente distrutto ed iniziare la fase di soppressione della risposta
immunitaria.

Quindi nel caso dell'immunità mediata da cellule i linfociti T-suppressor
dopo un certo periodo di tempo durante il quale non hanno più incontrato
l'antigene che ha causato la risposta immunitaria, innescheranno i
meccanismi autoregolatori di soppressione che interrompono la risposta
immunitaria e che sono in parte controllati dalle citochine le quali vanno
anch'esse ritrasfuse nel paziente assieme ai linfociti:

---Da enciclopedia---
Dopo la eliminazione dell'agente patogeno, entrano, quindi, in gioco
meccanismi autoregolatori di soppressione che interrompono la risposta
immunitaria e che sono in parte controllati dalle citochine. Una volta che
l'antigene è stato distrutto, il sistema immunitario viene preparato a
rispondere in modo più efficace a un'eventuale nuova invasione da parte
dello stesso microrganismo.
------Fine-----------

Inoltre anche i linfociti T-helper non stimoleranno più la fabbricazione di
linfociti t-killer specifici per distruggere le cellule che posseggono gli
antigeni rilevati dai linfociti T-helper:

---Da libro, stampato nel 1992---
Oltre alle cellule T citolitiche, si conoscono altri due tipi funzionali di
cellule T. I membri di un gruppo, detti anche cellule T <<helper>> (che
aiutano), sono necessari per l'attivazione sia delle cellule B che delle
cellule T citolitiche. I membri dell'altro gruppo, cellule T <<suppressor>>
(che reprimono), moderano l'attivita delle cellule B e di altre cellule T,
inibendo il loro differenziamento o la loro moltiplicazione o entrambi i
processi.
------Fine-------

L'ipotesi su cui si basa il trattamento di desensibilizzazione in vitro è
questa:

---Ipotesi---
Per ottenere una tolleranza ad un allergene occorre che venga somministrato
dapprima in dosi minime e poi in dosi sempre maggiori, via via che
diminuisce la sensibilità. Tra una somministrazione e l'altra occorre dare
il tempo al sistema immunitario di neutralizzare completamente l'allergene
inoculato. Quindi se si aumenta di colpo la quantità di allergene con cui il
sistema immunitario viene in contatto senza dare il tempo al sistema
immunitario di neutralizzare completamente l'allergene, l'intensità della
risposta immunitaria aumenterebbe. Questo meccanismo di regolazione è il
medesimo adottato dall'organismo sia per gli allergeni sia per le cellule di
altri tessuti non compatibili (anche se con immunoglobuline di diverso
tipo).
---Fine------

Con il trattamento di desensibilizzazione in vitro si dovrebbe ottenere una
completa desensibilizzazione perchè la fase in cui i linfociti comunicano al
sistema immunitario che l'antigene è stato completamente eliminato
innescando i meccanismi autoregolatori di soppressione che interrompono la
risposta immunitaria, è una delle fasi necessarie nel trattamento di
desensibilizzazione per le allergie per ottenere una progressiva
desensibilizzazione:

---Da enciclopedia---
In altri casi, è possibile ottenere una desensibilizzazione (cioè rendere il
paziente capace di tollerare l'antigene senza reagirvi), eseguendo iniezioni
sottocutanee, di solito effettuate a livello delle braccia di quella stessa
sostanza, dapprima in dosi minime e poi in dosi sempre maggiori, via via che
diminuisce la sensibilità.
-----Fine-----------

Cio che probabilmente avviene nel trattamento di desensibilizzazione per le
allergie è che le "cellule della memoria" che si differenziano dai linfociti
B, memorizzano non solo i tipi di antigeni che hanno innescato la risposta
immunitaria ma anche la "difficoltà" occorsa per eliminare completamente
dall'organismo tale antigene (può trattarsi della frequenza con la quale i
linfociti hanno rilevato sempre lo stesso tipo di antigene).

Quando i linfociti, mantenuti per un determinato periodo di tempo in vita ed
in attività fuori dall'organismo del paziente, verranno ritrasfusi, e
verranno nuovamente in contatto con gli antigeni estranei posseduti dalle
cellule colpite nelle malattie autoimmuni, riscateneranno un'altra risposta
autoimmunitaria ma meno intensa della precedente, propio come accade nel
trattamento di desensibilizzazione per le allergie; Continuando in questo
modo la risposta immunitaria dovrebbe diminuire progressivamente sino a
cessare del tutto:

---Da enciclopedia---
In altri casi, è possibile ottenere una desensibilizzazione (cioè rendere il
paziente capace di tollerare l'antigene senza reagirvi), eseguendo iniezioni
sottocutanee, di solito effettuate a livello delle braccia di quella stessa
sostanza, dapprima in dosi minime e poi in dosi sempre maggiori, via via che
diminuisce la sensibilità.
-----Fine-----------






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