Nuova cura per la schizofrenia

Tizio Caio at Sempronio.it
Wed Dec 3 06:43:42 EST 2003


NUOVA CURA PER LA SCHIZOFRENIA


IPOTESI:
Si può ipotizzare che nei pazienti schizofrenici un neurotrasmettitore non
venga riconosciuto come sostanza innocua dal sistema immunitario dei
pazienti, di conseguenza il sistema immunitario produrrà anticorpi che si
legano a questo neurotrasmettitore trasformandolo in un composto di
struttura simile a quella della serotonina; In questo modo l'enzima
monoamminossidasi si troverà a dover scindere oltre alla serotonina anche
tale composto (prodotto dalla trasformazione operata dagli anticorpi); La
parziale inibizione dell'enzima monoamminossidasi provocherebbe nelle
cellule dell'encefalo un'accumulo di serotonina; Oppure si può ipotizzare
che nei pazienti schizofrenici l'enzima monoamminossidasi non venga
riconosciuto come sostanza innocua dal sistema immunitario dei pazienti, di
conseguenza il sistema immunitario produrrà anticorpi che si legano a questo
enzima degradandolo; La conseguente riduzione della quantità di questo
enzima provocherebbe un'accumulo di serotonina; Tali alterazioni potrebbero
essere la causa della comparsa di alcune forme di schizofrenia.

Se questa ipotesi è esatta o comunque se la schizofrenia è una malattia
autoimmune occorre sperimentare nei pazienti affetti da tale patologia il
trattamento di desensibilizzazione in vitro; Se la schizofrenia è una
malattia autoimmune, questa terapia dovrebbe ripristinare le normali
funzioni cerebrali.

---Da libro del 1987---
Chi ricava piacere dalle sensazioni provate sotto l'influenza di
un'allucinogeno descrive questa sensazione come una dilatazione della mente.
Ma ciò accade anche agli alcolizzati quando raggiungono lo stadio di
delirium tremens. Il paragone non è eccessivo, come può sembrare, poichè
dalle ricerche è emerso che una piccola dose di LSD, in certi casi, può
produrre molti dei sintomi della schizofrenia! Che senso ha tutto questo? La
serotonina (che ha una struttura simile all'amminoacido triptofano) può
essere scissa per mezzo di un'enzima chiamato monoamminoossidasi, che si
trova nelle cellule dell'encefalo. Supponiamo che questo enzima venga
inibito da una sostanza competitiva con una struttura simile a quella della
serotonina, l'acido lisergico, per esempio. L'inibizione di questo enzima
provocherebbe nelle cellule dell'encefalo un'accumulo di serotonina, che
potrebbe raggiungere livelli troppo alti. In tal modo viene alterato
l'equilibrio della serotonina e può comparire una forma di schizofrenia. E'
possibile che la schizofrenia abbia origine da uno squilibrio di questo tipo
di natura spontanea? Il fatto che la tendenza alla schizofrenia venga
ereditata fa supporre che sia coinvolta qualche disfunzione metabolica (che
sia per di più controllata da un gene). Nel 1962 si scoprì che con un certo
tipo di cura l'urina degli schizofrenici spesso conteneva una sostanza
assente nell'urina delle persone normali. Alla fine risultò che si trattava
di un composto chimico chiamato dimetoxifeniletilammina, che ha una
struttura intermedia tra l'adrenalina e la mescalina. In altre parole sembra
che certi schizofrenici, per qualche disfunzione metabolica, producano i
propi allucinogeni e siano, in realtà, in uno squilibrio permanente.
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NUOVA CURA PER TUTTE LE MALATTIE AUTOIMMUNI, IL TRATTAMENTO DI
DESENSIBILIZZAZIONE IN VITRO
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Si preleva un certo volume di sangue del malato e si tengono in vita ed in
attività le cellule del sistema immunitario (i linfociti); Questi linfociti,
trovandosi fuori dall'organismo e quindi lontano dalle cellule o dai
neurotrasmettitori interessati dalle patologie autoimmuni, non potrebbero
più incontrare gli antigeni HLA (estranei all'organismo) posseduti da tali
cellule o i neurotrasmettitori che sono causa della risposta immunitaria;
Passato un certo periodo di tempo questi linfociti saranno pronti, una volta
reintrodotti nell'organismo del paziente a "comunicare al sistema
immunitario che l'antigene è stato completamente eliminato", innescando i
meccanismi autoregolatori di soppressione che interrompono la risposta
immunitaria. Nell'organismo rimarrebbero però linfociti che vengono sempre
con una certa frequenza in contatto con le cellule dotate di HLA estraneo o
con i neurotrasmettitori non più riconosciuti innocui, quindi il trattamento
va ripetuto. E' possibile che in questo modo si possa ottenere lo stesso una
desensibilizzazione perchè la fase in cui i linfociti comunicano al sistema
immunitario che l'antigene è stato completamente eliminato innescando i
meccanismi autoregolatori di soppressione che interrompono la risposta
immunitaria, è una delle fasi necessarie nel trattamento di
desensibilizzazione per le allergie per ottenere una progressiva
desensibilizzazione.







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