Nuove terapie

Tizio Caio at Sempronio.it
Tue Dec 23 12:53:32 EST 2003


Nuove terapie

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NUOVA CURA PER TUTTE LE MALATTIE AUTOIMMUNI, IL TRATTAMENTO DI
DESENSIBILIZZAZIONE IN VITRO
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Si preleva un certo volume di sangue del malato e si tengono in vita ed in
attività le cellule del sistema immunitario (i linfociti); Questi linfociti,
trovandosi fuori dall'organismo e quindi lontano dalle cellule o dai
neurotrasmettitori interessati dalle patologie autoimmuni, non potrebbero
più incontrare gli antigeni HLA (estranei all'organismo) posseduti da tali
cellule o i neurotrasmettitori che sono causa della risposta immunitaria;
Passato un certo periodo di tempo questi linfociti saranno pronti, una volta
reintrodotti nell'organismo del paziente a "comunicare al sistema
immunitario che l'antigene è stato completamente eliminato", innescando i
meccanismi autoregolatori di soppressione che interrompono la risposta
immunitaria. Nell'organismo rimarrebbero però linfociti che vengono sempre
con una certa frequenza in contatto con le cellule dotate di HLA estraneo o
con i neurotrasmettitori non più riconosciuti innocui, quindi il trattamento
va ripetuto. E' possibile che in questo modo si possa ottenere lo stesso una
desensibilizzazione perchè la fase in cui i linfociti comunicano al sistema
immunitario che l'antigene è stato completamente eliminato innescando i
meccanismi autoregolatori di soppressione che interrompono la risposta
immunitaria, è una delle fasi necessarie nel trattamento di
desensibilizzazione per le allergie per ottenere una progressiva
desensibilizzazione.


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UNA FORMA DELLA SCLEROSI LATERALE AMIOTROFICA E' AUTOIMMUNE
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1 CONSIDERAZIONE:
---Da un sito internet---
Solo in una piccola percentuale di casi sono state riscontrate possibili
cause di origine genetica, mentre perlopiù la causa scatenante della SLA è
ignota.
---Fine---


2 CONSIDERAZIONE:
---Da un sito internet---
Viene anche utilizzato in terapia il riluzolo, un farmaco che pare
contrastare l'azione del glutammato; alcuni studi hanno infatti messo in
evidenza il ruolo del glutammato, un neurotrasmettitore che si ritiene abbia
effetti negativi sui motoneuroni. Il riluzolo sembrerebbe in grado di
opporsi agli effetti del glutammato.
---Fine---

E' anche possibile che il sistema immunitario del paziente abbia perso la
tolleranza, ovvero la capacità di non reagire, contro un enzima che degrada
tale sostanza (il glutammato) che non più degradata si accumula causando
effetti negativi sui motoneuroni (per citare un'esempio analogo, il
neurotrasmettitore "acetilcolina" una volta eseguito il suo compito viene
degradato dall'enzima "colinesterasi").


3 CONSIDERAZIONE:
In un'altro sito internet si sostiene che in pazienti affetti da SLA sono
stati trovati anticorpi contro Bordetella Pertussis; Si può dunque
ipotizzare che il sistema immunitario del paziente distrugge i motoneuroni o
l'enzima che degrada il glutammato perchè posseggono antigeni simili a
quelli posseduti dai batteri in questione o dalla tossina da loro secreta.


4 CONSIDERAZIONE:
---Da un sito internet---
Questa malattia, molto rara, negli ultimi anni ha avuto un'alta incidenza
fra gli ex calciatori, tanto che, benchè non ci sia niente di certo ancora,
ha fatto supporre una relazione tra l'uso/abuso di certi medicinali
nell'ambiente calcistico e l'alta incidenza della malattia fra gli ex
calciatori.
---Fine---

E' probabile che l'improvviso aumento della massa di un tessuto muscolare
scateni una risposta immunitaria contro quel tessuto (tale fenomeno consente
all'organismo di rallentare la crescita di eventuali tessuti tumorali), ma
viene riconosciuto ufficialmente che l'atrofia muscolare portata dalla SLA
sia dovuta alla scomparsa dei motoneuroni. Se tale atrofia fosse dovuta non
solo alla scomparsa dei motoneuroni ma anche alla scomparsa delle cellule
del tessuto muscolare, tali ipotesi sarebbe plausibile. Ma anche se così non
fosse, rimane sempre valida l'ipotesi della SLA autoimmune causata dal
sistema immunitario che distrugge i motoneuroni.


CONCLUSIONE:
Da quanto su riportato si comprende che vi sono validi motivi per ritenere
che una forma del morbo di lou gehrigh (sclerosi laterale amiotrofica) sia
una malattia autoimmune. Il fatto che nella sclerosi laterale amiotrofica si
verifica la perdita di un gruppo specifico di cellule del midollo spinale
lascia supporre che sia coinvolto il sistema immunitario del paziente,
perchè ciò che caratterizza le cellule dei diversi tipi di tessuto sono gli
antigeni posseduti da tali cellule. Occorre quindi sperimentare nei pazienti
affetti da tale patologia il trattamento di desensibilizzazione in vitro. Se
tale malattia è autoimmune, questa terapia dovrebbe far cessare la perdita
di tali neuroni.


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LE DISTROFIE SONO MALATTIE AUTOIMMUNI
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Queste che ora seguiranno, sono le argomentazioni a favore delle ipotesi
sostenenti che anche i vari tipi di distrofie sono causate dal sistema
immunitario che distrugge le cellule dei tessuti; In particolare le ipotesi
sostenenti che la leucodistrofia è una malattia autoimmune e può non essere
causata dalla carenza di enzimi presenti nei lisosomi:


---Da enciclopedia---
Tesaurismosi: Fenomeno patologico caratterizzato dall'accumulo
nell'organismo di una determinata sostanza; esso è generalmente a causato
dalla carenza congenita di uno o più enzimi specifici e, di conseguenza, dal
difettoso svolgimento dei processi metabolici in cui quella sostanza è
coinvolta. L'accumulo delle sostanze avviene nelle cellule a livello dei
lisosomi; questi organuli, normalmente deputati all'immagazzinamento di
sostanze, a causa dell'abnorme accumulo di sostanza si rigonfiano in modo
caratteristico.
---Fine---

La tesaurismosi, cioè l'accumulo di sostanze nelle cellule dei pazienti
affetti da leucodistrofia può non essere causata dalla carenza di uno o più
enzimi presenti nei lisosomi ma dall'eccessiva quantità di sostanze che
devono essere degradate nei lisosomi. Infatti in entrambi i casi si
verificherebbe l'accumulo di sostanze nella cellula e il caratteristico
rigonfiamento dei lisosomi causato dell'abnorme accumulo di sostanza.

La causa dell'eccessiva quantità di sostanza che deve essere degradata nei
lisosomi può essere imputabile a questo fenomeno:

Il sistema immunitario del paziente non riconosce l'antigene posseduto dalle
cellule colpite da distrofia e uccide queste cellule, tali cellule prima di
morire attivano il processo di apoptosi per facilitare la loro eliminazione,
successivamente la cellula si frammenta in vescicole dette corpi apoptotici
che sono rapidamente fagocitate e digerite dalle cellule vicine, che per
accumulare tutti quei lipidi si trasformano in cellule adipose (anch'esse
dotate di antigene non riconosciuto dall'organismo).

---Da un sito internet---
La maggior parte, se non tutte le cellule hanno la capacità di
auto-distruggersi mediante l'attivazione di un programma di suicidio
[...]
Questo programma suicida prende il nome di apoptosi o morte cellulare
programmata.
[...]
A livello citologico, l'apoptosi si manifesta con una condensazione del
nucleo e del citoplasma. Successivamente, la cellula si frammenta in
vescicole, dette corpi apoptotici, che sono rapidamente fagocitate e
digerite dai macrofagi o da cellule vicine.
---Fine------------------

---Da enciclopedia---
Nella distrofia muscolare ipertrofica la muscolatura dei polpacci degenerata
viene sostituita da tessuto adiposo e tessuto connettivo (fenomeno detto
pseudoipertrofia).
[...]
Tessuto adiposo: Tessuto caratterizzato da cellule adipose (adipociti),
ossia da cellule contenenti accumuli di lipidi.
---Fine---

Inoltre vi è quest'altro indizio: Il fatto che l'HIV possa causare un tipo
di distrofia; L'ipotesi è che il virus dell'aids mutando di continuo i suoi
antigeni capiti che ne arrivi a possedere uno simile o uguale a quello
posseduto dalle cellule che vengono poi colpite dalla lipodistrofia
HIV-associata. Quindi il trattamento di desensibilizzazione in vitro (su
descritto) funzionerebbe anche per i malati di distrofia.



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L'AUTISMO E' UNA MALATTIA AUTOIMMUNE
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I geni che potrebbero essere responsabili dell'autismo, individuati dal
gruppo di scienziati britannici, codificano per delle proteine che
sintetizzano un neurotrasmettitore avente la funzione di innescare, regolare
o permettere il corretto movimento degli assoni e dei dentriti con cui i
neuroni sono trà loro collegati. L'errata sequenza di nucleotidi dei geni
determina una struttura errata dell'enzima che sintetizza il
neurotrasmettitore e di conseguenza una struttura errata del
neurotrasmettitore sintetizzato. Oppure l'errata sequenza di nucleotidi dei
geni determina una struttura errata dell'enzima che degrada un
neurotrasmettitore che non degradato si accumula. Ora ci sono due possibili
conseguenze:

O la struttura del neurotrasmettitore è alterata in una parte della sua
molecola che ne compromette il funzionamento, e quindi il neurotrasmettitore
non funziona e il trattamento di desensibilizzazione in vitro non
servirebbe. Oppure la struttura del neurotrasmettitore è alterata in una
parte della sua molecola che non ne compromette il funzionamento ma viene
però riconosciuta estranea dal sistema immunitario. In tal caso si potrebbe
affermare che tali geni codificano per un neurotrasmettitore dotato di
antigene estraneo che, non riconosciuto come facente parte dell'organismo
viene neutralizzato dal sistema immunitario. La reazione autoimmunitaria
contro il neurotrasmettitore avverrebbe però solo in seguito all'infezione
di un'agente patogeno (virus herpes, influenza, o altro) avente un'antigene
di struttura molto simile a quella dell'antigene posseduto dal
neurotrasmettitore in questione.

Se uno di questi neurotrasmettitori che innesca, regola o determina il
corretto movimento degli assoni e dei dentriti con cui i neuroni sono trà
loro collegati viene neutralizzato dal sistema immunitario, questa attività
di riposizionamento dei dendriti e degli assoni viene compromessa e di
conseguenza vengono compromesse le normali funzioni di elaborazione degli
stimoli esterni all'organismo e di elaborazione delle funzioni psichiche. Se
il sistema immunitario del paziente non neutralizzasse l'ipotetico
neurotrasmettitore che innesca e regola l'attività di riposizionamento degli
assoni e dei dendriti con cui i neuroni sono tra loro collegati, l'attività
del tessuto nervoso si  normalizzerebbe e di conseguenza verrebbero
rinormalizzate tutte le normali attività di elaborazione e produzione di
un'adeguata risposta agli stimoli esterni all'organismo, e di elaborazione
delle funzioni psichiche come la memoria, l'apprendimento e le emozioni,
svolte da un tessuto nervoso sano. Se questa ipotesi è esatta o comunque se
l'autismo è una malattia autoimmune diviene possibile curarla con il
trattamento di desensibilizzazione in vitro (su descritto). Tale terapia
dovrebbe ripristinare le normali funzioni cerebrali.



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LA SCHIZOFRENIA E' UNA MALATTIA AUTOIMMUNE
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IPOTESI:
Si può ipotizzare che nei pazienti schizofrenici un neurotrasmettitore non
venga riconosciuto come sostanza innocua dal sistema immunitario dei
pazienti, di conseguenza il sistema immunitario produrrà anticorpi che si
legano a questo neurotrasmettitore trasformandolo in un composto di
struttura simile a quella della serotonina; In questo modo l'enzima
monoamminossidasi si troverà a dover scindere oltre alla serotonina anche
tale composto (prodotto dalla trasformazione operata dagli anticorpi); La
parziale inibizione dell'enzima monoamminossidasi provocherebbe nelle
cellule dell'encefalo un'accumulo di serotonina; Oppure si può ipotizzare
che nei pazienti schizofrenici l'enzima monoamminossidasi non venga
riconosciuto come sostanza innocua dal sistema immunitario dei pazienti, di
conseguenza il sistema immunitario produrrà anticorpi che si legano a questo
enzima degradandolo; La conseguente riduzione della quantità di questo
enzima provocherebbe un'accumulo di serotonina; Tali alterazioni potrebbero
essere la causa della comparsa di alcune forme di schizofrenia.

Se questa ipotesi è esatta o comunque se la schizofrenia è una malattia
autoimmune occorre sperimentare nei pazienti affetti da tale patologia il
trattamento di desensibilizzazione in vitro (su descritto). Se la
schizofrenia è una malattia autoimmune, questa terapia dovrebbe ripristinare
le normali funzioni cerebrali.


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LA SINDROME DA FATICA CRONICA E' UNA MALATTIA AUTOIMMUNE
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---Da enciclopedia---
Sindrome da fatica cronica Malattia che si manifesta con un persistente o
ricorrente senso di affaticamento. Essa può perdurare da sei mesi
consecutivi a un anno o più.
[.....]
Il senso di affaticamento, in genere, si accompagna ad altri sintomi, quali
una ridotta capacità di concentrazione, la perdita della memoria a breve
termine, dolore ai muscoli e alle articolazioni e disturbi del sonno.
[.....]
La causa della sindrome da fatica cronica non è nota. Sono stati chiamati in
causa alcuni virus che possono provocare un'infezione cronica che provoca a
sua volta fatica e stress, come il virus di Epstein-Barr, nonché molti altri
virus, come ad esempio il virus della leucemia dei linfociti T (HTLV),
l'herpes virus umano e gli enterovirus. Attualmente, la sindrome viene
diagnosticata escludendo altre malattie note con sintomi simili,
-----Fine-------


IPOTESI:
Mi sembra chiaro che si tratti di una malattia autoimmune che puo essere
curata con il trattamento di desensibilizzazione in vitro (su descritto).

Tutti questi sintomi: Senso di affaticamento, ridotta capacità di
concentrazione, perdita della memoria a breve termine, disturbi del sonno, e
persino i dolore ai muscoli e alle articolazioni possono essere tutti dovuti
alla carenza di serotonina, il dolore compare perchè la serotonina inibisce
specificamente i recettori del dolore.

Il fenomeno sarebbe dovuto ad una reazione autoimmunitaria in cui gli
anticorpi degradano o direttamente la serotonina o un'enzima la cui
riduzione causa una riduzione di serotonina. I sintomi sono identici a
quelli presenti nella depressione endogena. Tanto che si puo considerare che
hanno la stessa causa e possono essere curati con gli stessi farmaci oltre
che con il trattamento di desensibilizzazione (su descritto). Diciamo che
per la depressione endogena vi puo essere carenza di serotonina senza che
sia un fenomeno autoimmune ma per la sindrome da stanchezza cronica il
fenomeno autoimmunitario è innescato dalla reazione contro i virus su
citati: Epstein-Barr, o altri virus, l'herpes virus, enterovirus. o altri.







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